martedì, settembre 12, 2006

telecom italia

In questi giorni Marco Tronchetti Provera ha dichiarato che la Telecom è un’azienda sana.

Dico io: ma ci vuole davvero una bella faccia tosta a dichiarare sana un’azienda il cui debito è passato da 38 mld di € a 41,5 mld di € nonostante la politica di outsourcing di servizi, la rinegoziazione di tutti i contratti di lavoro ed il mantenimento del canone.

Bisognerebbe poi ricordarsi che la Telecom aveva dichiarato come obiettivo aziendale la sua fusione con Tim secondo una logica di sviluppo industriale, la famosa convergenza tra fisso e mobile mentre in realtà era necessario far pagare ai piccoli azionisti di TIM il debito accumulato dai grandi azionisti di Telecom per scalarla (ricordate, è storia recente, Colanninno, Gnutti, Fiorani e Consorte ed i capitani coraggiosi, poi Tronchetti e la grande ristrutturazione).

Alla fine di questa storia, ricordate, era solo l’anno scorso, i manager di TIM, vedi tale De Benedetti figlio, ne sono usciti con plusvalenze miliardarie grazie alle stock-options e incarichi da superconsulenti, mentre il titolo in borsa ha perso il 60%.

Oggi che succede? Del piano industriale nessuno ne parla, anzi, Tronchetti pensa al futuro ed il futuro sono i media ed un'altra convergenza, quella tra tv, internet e pc, quindi si rivolge a Murdoch per chiedergli i contenuti ed un'alleanza industriale. Ma Tronchetti dimentica che della convergenza lui solo una anno fa diceva che era necessario farla tra tv, internet, pc e cellulari, che i cellulari e la mobilità erano il business su cui puntare per margini attuali e potenziali dovuti alle innovazioni tecnologiche.

Ora Tronchetti ha cambiato idea e tra l'altro alla sua porta bussa tale De Benedetti figlio detto Marco, è a capo del fondo di Private Equity, divisione italiana, Carlyle, per conto del quale sta negozionando con Marco Tronchetti Provera la cessione di TIM.

In italia, quando si esce da una porta non si rientra da una finestra, ma da un portone.